Il cielo della politica italiana è ancora coperto. Il voto amministrativo esprime questa pur nuova realtà. Si è trattato di una consultazione elettorale parziale poichè ha votato circa un migliaio dei più di ottomila Comuni della penisola. Alcune considerazioni paiono subito evidenti. L'affluenza complessiva è stata del 66,8 per cento (73,7% nel 2007, meno 6,9%). Una astensione significativa. Sorprende, soprattutto, che, per la prima volta, il fenomeno abbia riguardato anche l'area del Nord Italia. Ciò non induce affatto all'ottimismo e pone, se confermato, un serio interrogativo. Se il trend è questo, cosa ci attenderà alle elezioni politiche previste per il 2013? Una realtà molto nuvolosa, eppure, ...
Salvo sorprese la corsa all'Eliseo si concluderà con il prevalere di François Hollande. Tutti i principali indicatori danno questo segnale. Se così sarà, non possiamo esimerci dal trarre qualche considerazione sul passaggio di Nicolas Sarkozy. Presentatosi ai francesi come l'elemento di novità della politica nazionale, egli ha perso per strada le idee guida del suo agire politico. E' parzialmente riuscito nell'intento di una riforma del gollismo storico transalpino, cosa della quale vi era bisogno, a favore di qualcosa di indistinto per il quale non sarà comunque premiato. Ha, in queste ultime ore abbandonato quasi del tutto una complessiva visione politica moderata declinando ...
In Italia, e non solo (v. gli ultimi sviluppi tedeschi), impera l'antipolitica. Essa è ciò che abbiamo visto finora, tra scandali e ruberie d'ogni sorta che hanno per principali protagonisti i partiti politici. Questo è quanto emerge in tutta evidenza. Le istituzioni glissano. Il Capo dello Stato finge di non capire. Rivolge un accorato appello ai partiti perchè si riformino al proprio interno e condanna i demagoghi di turno. Non è così. Viviamo una fase che ci auguriamo di vedere prima o poi concludersi, dove la politica istituzionale italiana è l'antipolitica reale. Questi partiti hanno dimostrato di essere incapaci di riportare la politica ...
L'immagine e le dichiarazioni dell'On. Silvio Berlusconi all'uscita della sede della procura di Milano di qualche giorno fa rendono perfettamente l'attuale momento politico. Al di la' della patetica situazione della persona in questione e del suo essere un pagliaccio che, purtroppo ha segnato l'ultimo decennio della politica nazionale, il suo ricorrere al burlesque per giustificare inqualificabili atteggiamenti segna una fase che si chiude a favore di un incerto destino. Vi è una recessione economica europea che per il momento sembra perseguire la sola strada del rigore di bilancio, antitetica rispetto alla crescita. In Italia non è mancata soltanto quest'ultima. Temiamo ...
La grande tristezza dell'esercito padano. Questo è quanto ci consegnano le vicende attuali della Lega Nord. Due tesi assolutamente diverse. La prima del complotto contro il movimento, cui non crede nessuno, probabilmente nemmeno chi l'ha pronunciata. Essa si commenta da sè. La seconda della necessaria pulizia, evocata con potere taumaturgico, quanto improbabile. Dobbiamo chiederci se abbia senso una reggenza di tre persone, delle quali due pienamente coivolte nelle vicende che dovrebbero originare la pulizia di cui sopra. E la base leghista che dopo aver digerito una per una e per molti anni le Leggi "ad personam" dell'On. Silvio Berlusconi, è capace ...
Il cielo della politica italiana è ancora coperto. Il voto amministrativo esprime questa pur nuova realtà. Si è trattato di una consultazione elettorale parziale poichè ha votato circa un migliaio dei più di ottomila Comuni della penisola.
Alcune considerazioni paiono subito evidenti. L’affluenza complessiva è stata del 66,8 per cento (73,7% nel 2007, meno 6,9%). Una astensione significativa. Sorprende, soprattutto, che, per la prima volta, il fenomeno abbia riguardato anche l’area del Nord Italia. Ciò non induce affatto all’ottimismo e pone, se confermato, un serio interrogativo. Se il trend è questo, cosa ci attenderà alle elezioni politiche previste per il 2013?
Una realtà molto nuvolosa, eppure, per certi versi, solare. QUESTI PARTITI SONO FINITI. Quando si afferma questo non si è alfieri dell’antipolitica ma, purtroppo, realisti. Essi colano a picco con il loro fardello di nefandezze e ruberie d’ogni genere. Una moderna destra conservatrice in Italia non è mai esistita. Questa cartaccia chiamata PdL ancora meno. La Lega Nord (eufemismo geografico, in questo caso), persa tra le nebbie di Tirana o al sole della Tanzania volge al termine. La “questione settentrionale” rimane.
Quello che doveva essere il Partito Democratico è in flessione, e, certamente per esperienza, troverà il modo di vedere accapigliarsi la sua oligarchia sul nulla, mentre la base pazientemente attenderà non si sa che cosa. Il Grande Centro si avviluperà mille volte tristemente su se stesso cullando una patetica somiglianza con la D.C. di allora.
SEL è nata già vecchia e si colloca fuori dal tempo. nonostante gli sforzi del suo fondatore e Di Pietro ritiene evidentemente di essere ancora nel 1992, continuando a specchiarsi, nella speranza di cogliere nuove sfumature da azzeccare.
Questo il quadro desolante che emerge. Una sorta di suicidio collettivo che ha, tuttavia, nomi e cognomi. Una mancata riforma costituzionale ed istituzionale, una nuova legge elettorale che fatica e, probabilmente, al termine se mai ci sarà, assomiglierà alla precedente, modalità di finanziamento trasparenti ed efficaci, una economia dove per fare una riforma del mercato del lavoro occorrerà sentire l’usciere della porta accanto. Sono alcune esemplificazioni.
Anni addietro è stato un regista cinematografico a dare una scossa a parte della politica. Oggi un comico soffia su quel che resta dell’arena politica. Non è il loro mestiere. Fanno altro, ed è sintomatico che queste figure primeggino. L’innominato porta con sè idee nuove ed innegabili strafalcioni. Occorrerà verificare. Per l’asciutto, si sa, è buona anche la tempesta.
ANDREA G. STORTI
Salvo sorprese la corsa all’Eliseo si concluderà con il prevalere di François Hollande. Tutti i principali indicatori danno questo segnale. Se così sarà, non possiamo esimerci dal trarre qualche considerazione sul passaggio di Nicolas Sarkozy. Presentatosi ai francesi come l’elemento di novità della politica nazionale, egli ha perso per strada le idee guida del suo agire politico. E’ parzialmente riuscito nell’intento di una riforma del gollismo storico transalpino, cosa della quale vi era bisogno, a favore di qualcosa di indistinto per il quale non sarà comunque premiato. Ha, in queste ultime ore abbandonato quasi del tutto una complessiva visione politica moderata declinando principi in ossequio alla destra, dei consensi della quale avrebbe bisogno per risultare vincitore. Non sembra piacere ai francesi la sua ultima condotta “di frontiera”, che – di fatto – allontana il Paese dall’Europa. Difficile essere in disaccordo. Nicolas Sarkozy non è riuscito ad assumere un ruolo guida in Europa, nonostante tutti i tentativi. E’ accaduto, così come è stato nei primi anni del Novecento, che la competizione sociale ed economica con la Germania si sia risolta a favore della seconda.
Al Presidente non ancora uscente non è rimasto che accodarsi alle posizioni della Cancelliera tedesca Angela Merkel che ha imposto, in questa prima fase, una politica di esclusivo rigore economico che occorrerà rivedere, avendo come faro non già gli organismi tecnico-economici interni all’Unione, ma la Banca Europea degli investimenti.
Del resto la Francia non ha presentato in questi ultimi anni significativi risultati in termini di avanzamento sociale e, sul versante economico, è gravata da un livello di disoccupazione elevato, mitigato, soltanto in parte, da un deficit di bilancio non abnorme come l’italiano.
Non ha, dunque, senso politico divenire improvvisamente sostenitore di una chiusura all’interno dei propri confini soprattutto per quanto concerne i possibili interventi in tema di immigrazione. Un simile atteggiamento sconfessa una direzione europeista oggi più che mai necessaria, nonostante l’evidente negativa congiuntura. Anche per questa ragione una importante pagina politica come “Le Monde”, uno dei maggiori quotidiani francesi, considera folle la permanenza di Sarkozy all’Eliseo.
Sette milioni di voti rappresentano l’ago della bilancia della competizione. Abbiamo ragione di ritenere che potranno risultare decisivi parte dei circa tre milioni di voti assegnati al primo turno al candidato centrista François Bayrou. L’estremismo, in fondo, si staglia all’opposizione.
ANDREA G. STORTI
In Italia, e non solo (v. gli ultimi sviluppi tedeschi), impera l’antipolitica. Essa è ciò che abbiamo visto finora, tra scandali e ruberie d’ogni sorta che hanno per principali protagonisti i partiti politici. Questo è quanto emerge in tutta evidenza. Le istituzioni glissano. Il Capo dello Stato finge di non capire. Rivolge un accorato appello ai partiti perchè si riformino al proprio interno e condanna i demagoghi di turno. 
Non è così.
Viviamo una fase che ci auguriamo di vedere prima o poi concludersi, dove la politica istituzionale italiana è l’antipolitica reale.
Questi partiti hanno dimostrato di essere incapaci di riportare la politica al suo stato originario di servizio per il Paese. Sale, pertanto, la protesta che ha oggi il nome principale di un comico: domani potrebbe averne un altro, ma non cambia la sostanza. Ecco perchè non ha alcun senso lanciare strali unidirezionali che abbiano al centro la forma partito. Per contro viene ricevuto al Quirinale l’ex Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi, preoccupato della piega delle sue vicende giudiziarie. Direi che non ci siamo. In un momento, prospettivamente lungo, dove i cittadini sono chiamati a dei pesanti sacrifici, prima di tutto di ordine economico, non si avverte il bisogno di improbabili lezioni, o elezioni. Ed emerge il ruolo dell’attuale esecutivo.
Una rapida conclusione dell’iter di riforma del mercato del lavoro, una attenzione ai meccanismi di crescita economica agendo da protagonisti in Europa, una maggiore consapevolezza della soffocante povertà venutasi a creare con evidente squilibrio sociale. Questi i tre imperativi su cui agire. La politica europea non può essere improntata al solo rigore di bilancio. Sembra quest’ultima, ora, una condizione convergente tra i più importanti Paesi dell’Europa. Occorrono fatti, misure concrete e tangibili. La Francia che, riteniamo, consegnerà le chiavi dell’Eliseo a Francois Hollande, senza dimenticare la poderosa avanzata della Destra estrema, può agire da nuovo propulsore in questa direzione. Si tratta oggi più che mai di non essere impreparati, smentendo il luogo comune che vede gli italiani accodarsi, in una posizione di eterno rincalzo. 
ANDREA G. STORTI
L’immagine e le dichiarazioni dell’On. Silvio Berlusconi all’uscita della sede della procura di Milano di qualche giorno fa rendono perfettamente l’attuale momento politico. Al di la’ della patetica situazione della persona in questione e del suo essere un pagliaccio che, purtroppo ha segnato l’ultimo decennio della politica nazionale, il suo ricorrere al burlesque per giustificare inqualificabili atteggiamenti segna una fase che si chiude a favore di un incerto destino. 
Vi è una recessione economica europea che per il momento sembra perseguire la sola strada del rigore di bilancio, antitetica rispetto alla crescita. In Italia non è mancata soltanto quest’ultima. Temiamo che essa sarà assente nel medio periodo. Ciò che è peggio è la non comparsa del concetto di equità sociale, sostenuto soltanto a parole dall’attuale governo. In questo quadro dovrebbe emergere il ruolo della politica, teso a ridurre quantomeno le diseguaglianze sociali. Siamo però lontanissimi non soltanto dall’obiettivo ma anche da una sua parvenza culturale. L’ultimo spettacolo allestito dai partiti politici non ha alcuna dignità: quella stessa che si rischia di vedere cancellata per i comuni cittadini alle prese con i problemi della quotidianità.
Aleggia e viene agitato lo spettro dell’antipolitica. Ciò cui assistiamo nei concreti atteggiamenti dei partiti di oggi è, tuttavia, l’antipolitica. Ogni sorta di indebita appropiazione vede protagoniste le diverse compagini, senza distinzione alcuna. Non può, pertanto, sorprendere che il consenso venga indirizzato verso movimenti di protesta che da sempre esistono, ma che soprattutto in una simile situazione possono pensare di acquistare adesione. Forse, peraltro, non si è ancora raggiunto l’apice.
Assistiamo, stupefatti, alla rincorsa all’ennesimo “nuovo”. Si proporranno cioè nuovi partiti con gli stessi vecchi volti. Una sorta di travestimento civile. Non è, infatti, possibile definire diversamente la rincorsa al centro che si produrrà nel breve-medio periodo. All’assenza di contenuti si sostituiranno nuove sigle, con programmi pronunciati dagli attori di sempre. Risulterà improbo spiegare questa trasformazione al più di trenta per cento dei giovani disocuppati o a coloro che, scoraggiati, un lavoro nemmeno lo cercano più. Certamente Beppe Grillo è persona forse non capace di proporre soluzioni. I partiti cosiddetti tradizionali oggi indicano soltanto il baratro in cui inabissarsi.
La Francia, per contro, volterà forse pagina. Il successo della destra estrema percorre però, inquietante, la strada dell’Europa.
ANDREA G. STORTI
La grande tristezza dell’esercito padano. Questo è quanto ci consegnano le vicende attuali della Lega Nord. Due tesi assolutamente diverse. La prima del complotto contro il movimento, cui non crede nessuno, probabilmente nemmeno chi l’ha pronunciata. Essa si commenta da sè. La seconda della necessaria pulizia, evocata con potere taumaturgico, quanto improbabile. Dobbiamo chiederci se abbia senso una reggenza di tre persone, delle quali due pienamente coivolte nelle vicende che dovrebbero originare la pulizia di cui sopra. E la base leghista che dopo aver digerito una per una e per molti anni le Leggi “ad personam” dell’On. Silvio Berlusconi, è capace di assorbire ogni cosa.
Questo è ciò che lasciano sul terreno i combattenti di Alberto da Giussano.
E’ evidente che il vertice era a conoscenza di quanto avveniva ma risultava preferibile non ricordarlo. Si trattava, peraltro, di individuare dei capri espiatori che fossero, loro malgrado, consenzienti. Che nome abbiano non ha alcuna importanza. Rimangono a parlare i fatti accertati, qualunque sia la piega che prenderanno le vicende giudiziarie.
Non si sono avvertiti squilli di tromba nell’agone politico. Ciò è evidente. La Lega Nord si accoda, come avevamo scritto, alle altre conventicole dove il malaffare regna sovrano. La Legge sul finanziamento pubblico ai partiti venne abolita dai cittadini nel 1993 e subito ripristinata dalle formazioni politiche di allora nel 1994, in senso peggiorativo. Che questo sia il risultato non può sorprendere. Non per questo va accettato. Una leggina sulla trsparenza dei bilanci, laddove il controllore è anche controllato, non cancella l’assoluta nefandezza della questione, specie in un momento in cui si chiedono sacrifici ai cittadini.
Tutto questo non può durare a lungo.
Ci permettiamo di suggerire due interventi da tempo individuati. Un provvedimento di Legge sulla corruzione politica e sociale che metta gli eventuali colpevoli in condizione di non nuocere per il futuro e che faccia pagare in solido quanto commesso. Un sistema di finaziamento pubblico della politica, necessario, ma corretto che veda al primo posto un tetto all’erogazione di denaro a fronte delle spese sostenute e non oltre.
Soltanto poi un meccanismo di reale vigilanza esterna, che permetta all’Italia di essere in Europa non soltanto per caratteristica geografica.
ANDREA G. STORTI