Dal punto di vista politico nazionale siamo in attesa degli sviluppi settembrini. Infatti, ad oggi pressoché nulla si può dire, ad eccezione di alcune considerazioni non strettamente politiche.
Il lungo percorso che ha portato al varo del governo giallo-verde di M5S e Lega da Marzo al volgere attuale segnala concretamente un solo provvedimento di Legge adottato, il “Decreto Dignità”, che non ha mancato di suscitare grandi obiezioni e contrasti, i cui esiti si avranno nel medio periodo.
Preoccupa, invece, molto seriamente l’involuzione culturale che si registra nel Paese che ci riporta, sembra, a periodi oscuri della nostra storia recente e passata che si ritenevano comunque felicemente superati. Nella società italiana è presente un rigurgito individualistico dei peggiori che la politica non soltanto è incapace di leggere ed avviare a correzione, ma che, al contrario, alimenta. Una cosa  è l’affermarsi di una concezione politica di destra, altro è il prevalere di un rifiuto dell’altro in presenza di condizioni precostituite e non appartenenti alla realtà. E’ il caso del fenomeno migratorio presentato come la prossima apocalisse e che è piuttosto condizione storica dell’uomo.
Non si tratta di calpestare l’altro. Punto. Il problema è rappresentato semmai dalla capacità di governare intelligentemente i flussi di esseri umani che fuggono da una nazione all’altra, da un continente all’altro poiché sono insostenibili fenomeni negativi che l’uomo stesso ha creato. Ma non soltanto guerre o carestie, anche -più semplicemente- una ricerca di condizioni economiche e di vita migliori. Perché negare al prossimo ciò che noi riteniamo di aver conquistato?
Sembra sia necessario acuire contrasti e differenze anziché gettare le basi di un ponte che unisce. Si perfeziona il fastidio verso tutto ciò che avvertiamo come diverso. Sono queste condizioni  che paiono spaventosamente presenti nella società italiana odierna e che certa politica fomenta. Pensiamo, in questo senso, al ritorno ad una dialettica e ad un confronto civile e democratico. Sembra una frase fatta ma nell’odierna condizione non lo è affatto. Si corre il rischio di tornare al 1300.
Progresso significa anche dovere ed essere capaci di contrastare.
ANDREA G. STORTI
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