Su sollecitazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Mario Draghi irrompe sulla scena politica italiana e si appresta a formare il nuovo governo della Nazione. Il perimetro dell’intervento è chiaro -alto profilo e non riconducibile ad alcuna formula politica; rispondente ad una emergenza che è sanitaria, economica e sociale-.
Dovrà tuttavia trattarsi di un esecutivo politico prima che tecnico poiché la congiuntura lo impone. Esso segna la sconfitta del sistema politico attuale trascinando con sé, dunque,  il non dignitoso fardello di un Parlamento abusivo,  da tempo non più espressione della volontà popolare poiché il consenso ha mutato il peso delle diverse forze politiche dal 2018 ad oggi.
L’adesione al nuovo esecutivo Draghi abbiamo ragione di ritenere comprenderà il Partito Democratico, compagine della vuota retorica uscito in maniera pessima da questa crisi perché non è mai esistito; parte significativa del Movimento Cinque Stelle che viaggia a vele spiegate verso la dissoluzione e che soltanto la figura di Giuseppe Conte potrà rallentare; una quota della Lega incredibilmente spiazzata dall’incarico all’ex Presidente BCE e dove, ancora una volta, Matteo Salvini si è dimostrato un dilettante; Italia Viva e Matteo Renzi, esperto demolitore e poi quasi nulla. Ciò che rimane del quadro politico odierno sono Giorgia Meloni – non pervenuta –  e pochi altri rimasugli.
Volendo utilizzare una metafora marinara siamo indotti a pensare che ancor prima della assegnazione di incarichi e responsabilità risulta chiaro che la ciurma di sostegno è derelitta, ancorché incapace di ammutinamento. Ci si augura che il comandante, certamente in grado di tracciare la rotta per indiscutibile competenza sappia traguardare una volta superato il largo. Il fatto di godere di una linea di credito mai esistita in passato ci pone nella condizione di assumere il definitivo carattere di democrazia politicamente compiuta e matura abbandonando, ci auguriamo definitivamente, il ruolo di eterni inaffidabili non capaci di indirizzare al meglio il proprio talento creativo.

ANDREA G. STORTI

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