Per una primavera che in parte tarda ad arrivare giungono, invece, alcune certezze dall’esito elettorale italiano.
Il “Movimento 5 Stelle” completa un cammino iniziato ormai qualche anno fa e diviene stabilmente il primo raggruppamento politico nazionale con una espansione territoriale riconducibile all’intera nazione. Non sono serviti molti anni: è bastato che il sistema dei partiti tradizionali aggiungesse di periodo in periodo le peggiori nefandezze politiche.
Se ciò non fosse accaduto il Movimento 5 Stelle probabilmente non sarebbe  esistito.
Invece, i pentastellati hanno rappresentato una sorta di contro democrazia nella prima fase caratterizzatasi come forza antisistema, per poi assumere il ruolo di compagine chiamata a sorvegliare la democrazia stessa. Ora saranno attesi alla prova più complessa: quella del governo.
In quest’ottica già hanno svestito i panni pseudorivoluzionari ed  iniziano ad acconciarsi alle grisaglie ministeriali.
Anzitutto, com’è stato questa volta nelle previsioni, esistono dei vincitori di queste elezioni (la Lega di Salvini ancor più di M5S), ma non esiste una maggioranza politica, o meglio, l’unica maggioranza percorribile è data proprio da una eventuale coalizione M5S – Lega: questa rappresenta a tutt’oggi una possibile soluzione magari ancorata al preciso obiettivo di modifica della Legge elettorale vigente. Certamente, c’è chi giura che tale ipotesi è assolutamente da scartare, ma altre suggestioni (governo di scopo con tutte le forze politiche rappresentate, Centrodestra con il Partito Democratico, Centrodestra sorretto da una cinquantina di parlamentari, Centrodestra ed M5S) appaiono strade ancora più impervie.
Verso la fine di Marzo dovrà intanto concludersi l’iter dell’elezione dei Presidenti dei due rami del nuovo Parlamento e la matassa dovrà cominciare a sciogliersi. Nel frattempo il Partito Democratico avrà l’occasione di rimettersi in cammino, ma cancellate, ci si augura, le diatribe interne dovrà disegnare una nuova rotta con una diversa proposta politica ed un diverso ascolto dei cittadini. Questa volta è in gioco la sua sopravvivenza in un ambito più generalmente europeo.
ANDREA G. STORTI
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