Con il termine del mese di Maggio l’Italia ha un nuovo governo.
Il primo per definizione “populista” in Europa.
Ed è sorprendente come rispetto al precedente governo Gentiloni sembra passata una vita. Eppure si parla di ottantotto giorni fa. Tuttavia, è probabilmente soltanto una sensazione. Al netto della condizione che il nuovo esecutivo si regge su di un contratto tra forze rappresentative diverse -mai questo era accaduto nella politica italiana- ciò che rimane è qualcosa che fluisce lentamente senza grandi diversità rispetto al passato . Ed è sufficiente una lettura della lista dei nuovi ministri per comprendere tutto questo: sono presenti alcuni esperti conoscitori della macchina statale (Moavero Milanesi, Elisabetta Trenta, Giovanni Tria, Paolo Savona, Giancarlo Giorgetti) che bilanceranno l’inesperienza di altri.
Preoccupa lo scarso peso politico -irrilevante, in qualche caso- della compagine il cui traino reale è semplicemente da questo punto di vista Matteo Salvini. Luigi Di Maio ha invece espresso la grande contraddizione del Movimento Cinque Stelle: una realtà politica ancora da definire attraversata da pulsioni contradditorie e da una preparazione oggi inadeguata al ruolo che si vorrebbe ricoprire.
Dal punto di vista programmatico, valutata l’importanza che si è voluto conferire a questo aspetto, è evidente da tempo la non sostenibilità finanziaria della mole di promesse elettorali presentate ai cittadini; né si comprende, per esempio, come si possa proporre una misura come il “reddito di cittadinanza” affiancata alla “flat tax” che cancella il concetto di progressività delle imposte presentandosi come sostanzialmente iniqua ed a favore dei ceti più abbienti.
Si vuole inoltre sottolineare il rischio di un impatto con l’Europa che potrebbe rivelarsi difficile, anche perché comunque la figura del professor Savona non sembra la più adatta ad occuparsi di affari europei, dei quali uno dei principali sarà costituito dalla necessaria riformulazione  che dovrebbe intervenire in tema di politiche migratorie.
Ci si augura che dal punto di vista effettivo il cosi detto “sovranismo” non diventi il centro motore dell’azione del futuro governo. Quest’ultima caratteristica è la vera sciagura cui potremmo far fronte nell’immediato futuro.
ANDREA G. STORTI
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