WAR CRIMINAL THOUGHT, RUOLO DELLA CINA ed infortuni italiani

WAR CRIMINAL THOUGHT, RUOLO DELLA CINA ed infortuni italiani

Rimanendo al pensiero di guerra criminale come si evince dal titolo si ritiene fondamentale fissare alcuni punti:

1.la logica suprematista è tristemente imperante;

2.si è in presenza di figure politiche sulla scena internazionale a dir poco inquietanti (uno squilibrato -Donald Trump- e due criminali -Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin-);

3. il diverso ruolo della Cina;

4. la fatica del cammino europeo.

Credo- in prima istanza – sia giusto interrogarsi sul ruolo esercitato dall’opinione pubblica nei diversi Paesi considerati, USA ed Israele in particolare. Di impatto certamente negativo, nell’accezione generale.

Diversamente, non si spiegherebbe questa “deriva criminale”.

Viene da chiedersi quanto ancora dovremo attendere per assistere ad  una reazione da parte della popolazione dei due Paesi, generalmente intesa. Questo è almeno l’auspicio.

Si diceva – in apertura – di figure politiche inquietanti. Tuttavia la seconda fila non può certo lasciare tranquilli se pensiamo al Vice Presidente U.s.a. o ai Ministri della Difesa o dei Trasporti israeliani. Più che il disegno di un nuovo ordine mondiale ci troviamo di fronte all’imperare di una nuova edizione della legge della jungla dove prevale il più forte. Il ruolo della politica e della diplomazia sembra essere concetto astratto.

In questo desolante quadro il ruolo della Cina -non democrazia per eccellenza- è destinato a rafforzarsi. Non soltanto perchè la Cina è detentrice delle maggiori riserve di greggio (1.300 milioni di barili, gli STATI UNITI al secondo posto dispongono di 854 milioni, l’Italia al settimo di 76) ed, al pari di altre Nazioni spinge per la rapida riapertura totale o parziale dello stretto di Hormuz, ma perchè acquisisce ogni giorno fette di mercato  nei settori oggi trainanti l’economia planetaria.

E’ poi evidente e perdurante la fatica europea contraddistinta dalla mancanza di una strategia d’intervento che superi i nazionalismi ancora dominanti.

L’Italia incappa nuovamente in qualche infortunio. Il nostro governo ripiegato dapprima sulla figura di Donald Trump sembra ora più attento all’evoluzione russa, almeno in parte dell’esecutivo.

Al solito, poche idee ma ben confuse.

Poichè tutto questo ha anche una lettura sociologica, penso alla scomparsa di Edgar Morin.

ANDREA G. STORTI

 

LA POLVERIERA MEDIORIENTALE: IL CERCHIO SI CHIUDE

LA POLVERIERA MEDIORIENTALE: IL CERCHIO SI CHIUDE

La terza guerra del golfo ha avuto inizio In linea con clima bellico di questi anni una nuova situazione di guerra si apre. Nel nostro precedente articolo del 5 Gennaio 2026 si metteva in evidenza come nello scacchiere internazionale la posizione dell'Iran fosse da considerarsi molto difficile, perchè  variabile indesiderata rispetto alla nuova strategia internazionale degli Stati Uniti d'America e, nel contempo di Cina e Russia. Si è puntualmente verificata l'apertura di un nuovo fronte di guerra promosso dagli Stati Uniti con Israele nei confronti della principale repubblica islamica. E' risultata impraticabile la richiesta U.S.A. nei confronti dell'Iran di un totale  abbandono nella  costruzione di arsenali missilistici e, nell'insieme, della rinuncia ad un percorso che avrebbe dovuto portare al perfezionamento della strategia di difesa nucleare. Al tempo stesso gli U.S.A. mai hanno negato il sostegno a quella parte della popolazione iraniana, favorevole alla democratizzazione del paese, le cui avvisaglie interne sono presenti da tempo. Si stanno -ora- tentando di ripetere i caratteri della recente operazione statunitense in terra venezuelana. Occorre, tuttavia non sottovalutare la posizione che potrebbero assumere altri importanti paesi mediorientali, e -prima di tutto- l'Arabia Saudita, poi l'area che comprende gli Emirati Arabi Uniti,  con l'Oman, il Qatar, lo Yemen, il Kuwait. Una autentica polveriera. La situazione presenta poi risvolti economici assolutamente importanti. L'Iran disciplina l'accesso dello stretto di Hormuz da dove transita circa il venti per cento della ricchezza energetica mondiale ed il quaranta per cento della produzione petrolifera della Cina. Non è un caso che siano proprio gli Stati Uniti ad impegnarsi nel tentativo di dominio nel mercato delle fonti fossili. Ricordiamo inoltre che sugli sviluppi dell'intera questione mediorientale di oggi pesano le diverse e quasi silenti posizioni di Russia e Cina. Potremmo assistere per l'Iran al passaggio da un regime rigidamente teocratico assolutamente duro a morire alla presenza di un esecutivo di tipo militare. Gli Stati Uniti, noti esportatori di democrazia, sono spesso oggetto di contraddizione. Non è ancora del tutto chiaro che la volontà di Donald Trump sia apertamente  condivisa. Segnali arrivano in questo senso dall'interno del paese, complice l'avvicinarsi della scadenza elettorale ormai prossima. I tempi dell'assalto a Capitol Hill appartengono ormai  al passato sia pure dolorosamente recente. Non serve riedizione di alcun tipo.   ANDREA G. STORTI      
LA DEMOCRAZIA IN RITIRATA

LA DEMOCRAZIA IN RITIRATA

Le ultime vicende politiche nazionali ed internazionali si intrecciano ma hanno un denominatore comune: la difficoltà della democrazia ed il suo arretramento. Per quanto concerne l'Italia possiamo dare una lettura degli esiti elettorali riferiti a tre importanti regioni: la Campania, il Veneto e la Puglia. In queste due ultime realtà territoriali non c'era partita e -regolarmente- il Veneto è andato al Centro Destra e la Puglia al Centro Sinistra. Più incerto appariva l'esito elettorale in Campania, ma -al termine- Fico, -candidato del CS- ha raggiunto una percentuale di consensi superiore al sessanta per cento. Possiamo tuttavia affermare che una vittoria schiacciante è andata all'astensionismo: il 42,64 per cento degli aventi diritto su base nazionale; dunque ben al di sotto del 50 per cento, che nelle precedenti regionali era invece stato superato. Un segnale d'allarme molto pericoloso. Al di là del meglio riconoscersi in un candidato Presidente cui comunque obbligano le caratteristiche dei sistemi elettorali, emerge nettamente la profondissima crisi della rappresentatività  poichè il parlamento nazionale è da tempo un organismo i cui componenti sono espressione di se stessi o delle figure di spicco dei singoli partiti presenti nell'assemblea. Il sistema dei partiti è ormai privo di significato anche se le attuali fortune dei due maggiori raggruppamenti - "Fratelli d'Italia" e "Partito Democratico"-, partiti  che si dedicano oggi in maniera  pressochè esclusiva alla gestione del potere "tout court", sembrerebbero indicare una controtendenza, tuttavia non reale. Sul fronte internazionale, ancora fronte, purtroppo,  di guerra, si assiste al "confronto" tra formazioni politiche filoeuropeiste e nazionaliste. Ma sconcerta - prima di tutto - l'attuale posizione degli Stati Uniti, non più centro del mondo. E' inaudito assistere ad un giustificato  atlantismo, dove tuttavia prevale,-grazie a Donald Trump, un collerico antieuropeismo -in qualche misura espressione di una oggettiva difficoltà politica dei rappresentanti europei volonterosi ma poco più,- ma nell'insieme del tutto fuori luogo. A questo si accompagna una posizione internazionale degli U.S.A. vicina alla RUSSIA  come mai nella storia, mentre la CINA  è presente ed incombente. Ancora diversa, la posizione dell'IRAN. Lo Stato di ISRAELE, paese tendenzialmente democratico, assume oggi delle caratteristiche assolutamente incomprensibili ed inaccettabili,  personificate da un  leader che si distingue in senso criminale. Si profila, pertanto, una dittatura delle singole autocrazie.............. e la democrazia rischia l'estinzione. ANDREA G. STORTI  
LIBERE CONTRADDIZIONI

LIBERE CONTRADDIZIONI

E' di queste ore la notizia della violazione dello spazio aereo polacco da parte di droni russi, abbattuti. Accaduto raggelante poichè si è a pochi passi da un conflitto internazionale e si apre l'ipotesi di una applicazione dell'art.5 dello statuto della NATO. In questo quadro l'Europa si dimostra particolarmente debole e non è certo aumentando la spesa militare per esigenze presentate come modello di difesa che si coglieranno risultati almeno apprezzabili. I venti di  crisi politica ed economica che hanno attraversato dapprima la Germania ed, in tempi più attuali, la Francia aggiungono  ulteriore incertezza. L'Italia presenta invece una situazione in apparenza positiva,  anche se la realtà è molto diversa da quella che si vuole far apparire. Stiamo -quindi-  assistendo ad una esplosione di contraddizioni senza precedenti. Il peso maggiore, in questo senso, ricade sugli Stati Uniti dove il Presidente Donald Trump al di là dell'atteggiarsi ad uomo di pace, ha invece riabilitato e rimesso la Russia al centro della scena planetaria garantendo ad essa, al tempo stesso , nei fatti, una prosecuzione del conflitto con l'Ucraina. Ucraina che pur dimostrando una aperta disponibilità a colloqui diplomatici di pace ha denotato una sostanziale rigidità sulla questione dei  territori tale da ingenerare negli occidentali alcune, in senso eufemistico, perplessità. La strada sembra tracciata ma i risultati latitano. Prosegue intanto nella striscia di Gaza l'annientamento dei palestinesi ad opera di Israele, con tutto il suo carico di disumanità. Gli Stati Uniti guardano da un'altra parte. La necessità di prospettare un ordine mondiale appartiene oggi ancora agli Stati Uniti ma non è mai stata così in discussione anche in patria,  mentre  si staglia all'orizzonte la potenza cinese le cui relazioni bilaterali con Vladimir Putin -positive- non conoscono invece flessioni. Ecco l'occasione per l'Unione Europea di interporsi tra forze molto più grandi con una proposta politica e diplomatica di qualità. Questo il sogno. La realtà purtroppo .............   ANDREA G. STORTI
Guerra e genocidio. Una follia senza senso

Guerra e genocidio. Una follia senza senso

Da ormai qualche tempo ci si interroga sul tentativo del Presidente degli Stati Uniti d'America di porre fine al conflitto tra RUSSIA ed UCRAINA. La granitica certezza passata di Donald Trump, statista di pace, sembra progressivamente declinare e con essa il ruolo di mediatore politico degli Stati Uniti in questo scenario di guerra infinita. Delle decine di conflitti bellici presenti oggi a livello planetario guardiamo sicuramente ai due più conosciuti. Il nuovo ordine mondiale basato sul concetto di supremazia porta a pensare che la guerra tra RUSSIA ed UCRAINA avrà termine soltanto quando Vladimir Putin si riterrà pago dei territori conquistati nel Donbass - la cui popolazione, per inciso, si considera russa-. Nessuno, credo, è in grado di dire se la tempistica coinciderà con il termine di cinquanta giorni da oggi fissato dal Presidente U.S.A., dopodichè o si aprirà la strada a nuove sanzioni economiche o si tratterà di ulteriori dazi stabiliti dagli U.S.A. in una  guerra commerciale anch'essa  da ritenersi priva  di senso. Occorre, tuttavia, tenere presente che l'economia russa è da tempo una economia di guerra con tutte le conseguenze del caso. L'altro teatro di guerra è rappresentato dalla striscia di Gaza dove prosegue lo sterminio del popolo palestinese senza distinzione alcuna tra età, sesso o altro ordinato da B. Netanyahu, autentico macellaio sociale. Certamente il 7 Ottobre era iniziata una altrettanto terrificante offensiva palestinese ma questo massacro deve finire. Sullo sfondo, la scricchiolante e subdola accettazione dello stato di cose da parte degli Stati Uniti è tesa ad impedire l'avanzamento nucleare dell'Iran. L'Europa balbetta qualcosa, tra l'altro accettando ed autorizzando l'aumento delle spese per la difesa sul P.i.l. dei singoli Stati, ignorando che strategie di difesa non significa soltanto produrre e vendere armi. Il vantaggio di una simile operazione si ridurrà esclusivamente a favore degli Stati Uniti e della Germania, impegnata a giustificare sforamenti di bilancio per una attuale situazione economica tutt'altro che brillante  al pari di altri Stati d'Europa. L'Italia guidata dalla "statista" Giorgia Meloni attua la politica di un colpo al cerchio ed uno alla botte. ANDREA G. STORTI
CAPOLAVORO POLITICO e CAPOLAVORO RELIGIOSO

CAPOLAVORO POLITICO e CAPOLAVORO RELIGIOSO

Si è concluso a suo tempo il blitz della Presidente del Consiglio italiana alla corte di Donald Trump. Elogiata alla grande dal Presidente statunitense, alcuni osservatori italiani hanno parlato di capolavoro politico. Ci permettiamo di segnalare quanto fuori luogo sia questa lettura, pur sostenuta da esponenti del partito, oggi , di maggioranza relativa, che appare  comunque consolidata, stando agli ultimi elementi sondaggistici. Non sappiamo se la scomparsa di Bergoglio potrà portare alla cessazione delle ostilità tra Russia ed Ucraina come papa Francesco ha sempre desiderato. Dietro questa simbiosi Meloni-Trump crediamo stia una condizione attuale della politica italiana particolarmente raggelante: buona parte dei termini di politica estera nazionale, soprattutto verso gli Stati Uniti, è posta in essere da Matteo Salvini. Non già per le capacità della persona, ma invece energia simbolica del populismo, ammantato da una concezione di moderatismo non reale che pervade la maggioranza politica nazionale e che si ispira alle principali caratteristiche della politica di DONALD TRUMP. Crediamo che questa sottenda -sui territori statunitense ed italiano- ad un sostanziale disprezzo per la democrazia pericoloso e fuorviante. Ancora una volta ritorna ciclicamente la logica del suprematismo mentre assistiamo sgomenti ad una strisciante ipocrisia. Per contro se n'è andato il papa "dei poveri e per i poveri" il cui primo viaggio apostolico ha avuto come destinazione l'isola di Lampedusa, teatro di una ecatombe sul mare di migranti che - invece -  in delegazione a S. Maria Maggiore portavano -al pari di poveri e transgender-  il giorno delle esequie di papa Bergoglio ciascuno una rosa bianca di gratitudine. La radicalità evangelica di chi ha sostenuto il concetto di fratellanza universale, espresso da Bergoglio a fondamento della politica vaticana è stato rivolto prima di tutto  a bambini e giovani, cioè al nostro domani. Egli ha tracciato un solco straordinario da pellegrino di speranza con il quale ha permeato la geopolitica vaticana ispirata all'avvio di una rivoluzione nella storia millenaria della Chiesa, aperta alle altre confessioni. Il popolo dei bisognosi  lo ricorderà così  come ci auguriamo di avere sempre davanti un suo insegnamento: " la guerra è la più grande sconfitta possibile per l'umanità". ANDREA G. STORTI