Scorrono immagini e recensioni dell’undicesimo appuntamento politico della “LEOPOLDA” di Firenze. Questo ci ha consegnato, essenzialmente, un leader al capolinea della sua parabola. Al netto di alcune proposte politiche, il suo approccio generale arrogante, saccente e poco incline allo spazio per altri, assicura alla sua compagine un consenso stimato attorno al due per cento circa. Ma occorre saper andare oltre.
Ci si chiede ancora oggi quale sia  la sua linea politica a parte il conclamato incrocio di interessi con quello che rimane di “Forza Italia”. Sospettiamo, tuttavia, che oltre a questo non ci sia nulla. La creazione e composizione del partito può dirsi fallita e quindi l’attività prevalente è consistita, da tempo immemore, nella sola capacità di far pesare gli eletti, ancorché provenienti originariamente da altri partiti.
Sarà quindi liquidato un partito definito “vecchio di zecca” non prima di agghindare quarantatré grandi elettori per la corsa all’elezione del nuovo, questo sì, Presidente della Repubblica. Segnatamente nel frattempo alcuni deputati di IV hanno stretto ulteriormente il rapporto con alcuni imprenditori e rappresentanti di spessore della cosi detta società civile. Quando visioni, affari e progetti si dispiegano IV non manca. Siamo di fronte ad una perenne oscillazione tra il tutto ed il niente, dove chi, a vario titolo, fa parte dell’entourage renziano si gioca la riconferma nell’agone parlamentare, come nelle stagioni calcistiche, non importa se a destra, sinistra o al centro.

L’assemblea legislativa nazionale avrà peraltro il compito di  eleggere il prossimo inquilino del Quirinale, successore di Sergio Mattarella che,senza clamori, ha condotto un settennato largamente positivo. Anche per questo la ricerca di una nuova figura allo scopo non si presenta agevole. Tralasciando la figura di Silvio Berlusconi per candidare il quale occorre l’assenza di memoria ed una incredibile faccia di bronzo, si concentra l’attenzione su Mario Draghi il quale dovrebbe però abbandonare l’attuale ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri senza introdurre di fatto e surrettiziamente una nuova forma di presidenzialismo, come è noto non prevista dalla vigente Costituzione. Vista così la matassa appare difficile da sbrogliare e, certamente, non in tempi brevi. La mediazione si annuncia particolarmente ostica, l’attesa notevole.

ANDREA G. STORTI

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