E’ stata scritta la nuova, ennesima pagina nera della democrazia italiana. Alla Camera dei Deputati un significativo gruppo di “franchi tiratori” ha affossato, al riparo di un voto segreto tecnicamente mal riuscito, il percorso parlamentare della nuova legge elettorale frutto di un recente accordo condiviso tra le attuali e future, temiamo, principali forze politiche nazionali (Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Forza Italia, Lega Nord). Una intesa sul “modello tedesco rivisitato” era stata raggiunta e sembrava tenere forte soprattutto dei numeri: più dell’ottanta per cento della rappresentanza parlamentare prossima. I sondaggi più accreditati  infatti assegnano al PD il 30 %, al M5S poco meno, a FI una percentuale intorno al 13%, alla Lega Nord un valore sopra  il dieci per cento.

Ciononostante è bastato un emendamento targato Alto Adige nella sua anacronistica autonomia che si voleva per l’occasione piegare alle esigenze dello Stato per, come si dice, rovesciare il tavolo. Non è, tuttavia, questo il punto: è cioè evidente che il caso del testo presentato da “Forza Italia” è irrilevante rispetto all’importanza di un nuovo impianto elettorale con il quale andare alle urne.

Il problema sta nel fatto che l’adozione di uno strumento di legge proporzionale simile a quello vigente in Germania è oggi lo specchio fedele delle caratteristiche delle forze politiche italiane ed assieme il massimo del prodotto possibile. Sistema partitico da tempo finito e coloritura movimentista poco più che dilettantesca. Con simili presupposti il ritorno in Commissione Affari Costituzionali del provvedimento appena inciampato in aula sembra non avere una prospettiva. Ma questa politica non è capace di altro.

Potremmo quindi assistere ad una situazione di stallo improduttivo, ad un lento trascinarsi sino al termine naturale dalla legislatura. Ma questo non esime alcuno degli attori politici dal pronunciare con chiarezza e senza infingimenti una parola definitiva e non modificabile in tema di sistema elettorale da costruire per un futuro non lontano.

ANDREA G. STORTI

www.democraziaedeuropa.it