Dopo la terrificante prova in economia per quanto concerne la posizione della Grecia all’interno dell’Unione, una nuova, pesante condizione si abbatte sulle istituzioni europee: la questione dei flussi migratori. Quest’ultima va assumendo dimensioni che non esitiamo a definire epocali e delle quali preoccupa, prima di tutto, una ipotesi di incontrollabilità, pur essendo ormai chiari i percorsi che i singoli flussi generalmente compiono. Non è, tuttavia, evidentemente soltanto un problema di sicurezza. Esiste, dapprima, un problema di carattere etico-sociale.I migranti fuggono da guerre, dittature, estrema povertà ed è raggelante constatare come Nazioni quali la Polonia, l’Ungheria, la Slovacchia pure sottoposte in tempi recenti al giogo comunista del Patto di Varsavia rifiutino una forma di accoglienza forse prima di tutto necessaria. Anche l’opulenta Danimarca ostacola il passaggio dei migranti in Svezia. Altre Nazioni europee hanno, invece, scelto di aprire le porte alle popolazioni in fuga. In questo contesto le istituzioni dell’Europa tentano di dettare regole condivise ed una azione comune. Vedremo quanto il “piano Juncker” saprà in questo ambito ricavare.

Gli ulteriori passaggi necessari sono rappresentati dall’esigenza assoluta di garantire una organizzazione capace di arginare il fenomeno ed, al tempo stesso, costruire un processo di reale integrazione. Per ora mancano entrambe le cose.

La ragione di questa situazione risiede, ad avviso di chi scrive, nella condizione che simili obiettivi richiedano, prima di tutto, un salto culturale. Il migrante teme per la propria vita; il benpensante non ha percezione di ciò e lo considera diverso.

Quest’ultima rappresenta, tuttavia, una sola presunzione che allontana ogni progresso in termini di accettazione prima e di capacità di ospitare, poi. Se non si sarà capaci di rimuovere questo stato di cose, non registreremo, temo,  grandi passi in avanti. Occorre, peraltro, evitare di chiudersi a riccio a protezione del proprio raggiunto benessere, il cui valore è spesso fittizio se commisurato all’esistenza, fondata su quei principi irrinunciabili ed altrettanto dimenticati.

ANDREA G. STORTI

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