Donald Trump è il quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti. Non rimarrebbe che esprimere il più profondo sconcerto.

Tuttavia, a mente fredda, non è esattamente una sorpresa. Ricordiamo, per esempio, che Hillary Clinton prevalse su Bernie Sanders e che successivamente lo sconfitto decise sul filo di lana di convogliare i propri consensi sulla vincitrice delle primarie dell’asinello. Si ha ragione di ritenere che questa operazione non sia avvenuta in proporzione significativa.

Rimanendo sul versante democratico era ed è evidente la necessità di un profondo ricambio della classe dirigente di questo partito. Questa esigenza non risultava così drammatica poiché coperta dal carisma di Barack Obama. Ora tutto è divenuto ineluttabile poiché l’establishment  è assolutamente logorato dai molti anni di gestione del potere. All’orizzonte non è ancora comparsa una potenziale figura di leader e ciò pesa ulteriormente.

Spiace inoltre constatare che comunque l’elemento di sicuro interesse rappresentato da una figura di donna alla presidenza della maggiore, con la Cina, potenza mondiale dovrà ancora attendere, forse a lungo.

Il buio si fa notte profonda qualora si prendano  in esame i possibili e  più generali sviluppi dell’ascesa di Donald Trump. Anzitutto egli, pur vincitore, non è stato sostenuto dalla totalità del Partito Repubblicano e ciò potrebbe riservare dei futuri effetti non positivi.

Non sembra preparato al gravoso, nuovo compito né possiede levatura di statista. Si affiderà, forse, all’ala estrema del Partito che non vorremmo rappresentata al governo da imbarazzanti figure politiche come Newt Gingrich, per esempio. Per quanto concerne le principali posizioni politiche presentate nel corso della campagna elettorale alcune di esse sembrano improponibili. Le linee di politica internazionale, il rapporto con l’Europa, la politica sui flussi migratori verso gli Stati Uniti, l’intervento in economia per citare soltanto alcuni passaggi.

Le avvisaglie preoccupano al di là del vestito rassicurante indossato in occasione dell’incontro con il Presidente uscente.

Tacciamo, ma non del tutto, della sua concezione tribale dell’universo femminile.

Attendiamo, intanto, il venti Gennaio……..

ANDREA G. STORTI

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