Con notevole ritardo si prende atto di come nella politica italiana qualcosa si stia muovendo.

Dopo anni di ridicoli balletti alcuni esponenti di peso del Partito Democratico hanno preso la tardiva decisione di uscire dal Partito stesso: assai meno positivo ed importante è stato il successivo annuncio della fondazione di un ennesimo rimasuglio della sinistra italiana, il nascente “Art. 1 – Movimento Democratici e Progressisti”  accreditato -nei sondaggi- del valore massimo del cinque per cento dei consensi.

Non crediamo sia o sarà una svolta epocale ma contribuisce a fare chiarezza.

Quest’ultima operazione porta con sé il pesante fardello di fallimenti precedenti, primo fra tutti quello della costituzione  stessa del Partito Democratico nel 2007, tentativo di amalgama non riuscito ed annegato temporalmente in forma precisa con la mancata elezione a Capo dello Stato di Romano Prodi, uno  dei fondatori dell’Ulivo. Passato attraverso le gestioni di Walter Veltroni, sconfitto nel 2008 da Silvio Berlusconi, Pierluigi Bersani, non vincitore di fatto nel 2013, con due occasionali apparizioni di Dario Franceschini e Guglielmo Epifani quello che doveva rappresentare un grande partito della politica nazionale tonerà ad essere guidato domani da Matteo Renzi, unica figura in grado di esercitare un ruolo di leadership all’interno di ciò che rimane del centrosinistra, o presunto tale, italiano.

E’ tuttavia necessario che Matteo Renzi riacquisti credibilità dopo la pesante sconfitta nel referendum costituzionale del 4 Dicembre scorso, a condizione che non commetta l’errore di accedere al prossimo voto senza un nuovo impianto di legge elettorale.  Il lento scorrere delle vicende politiche minaccia di consegnare una maggioranza al “Movimento Cinque Stelle” senza che questi faccia molto per meritarla, soprattutto in considerazione di una idea di democrazia interna alquanto precaria, per usare un eufemismo.

Essere garanti e, pertanto, esercitare una autorità non significa disporre di una autorevolezza politica che, infatti, Beppe Grillo mai ha posseduto.

Tutto questo in un contesto internazionale già comunque nuovo ma non foriero, per questo, di condizioni necessariamente positive. L’irrompere sulla scena della figura di Donald Trump appare, per esempio, inquietante.

ANDREA G. STORTI

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