Dopo una veloce crisi istituzionale su pressione di disastri bancari ed altro, va in soffitta il primo governo Renzi ma dall’impolverato stanzone dove giace la politica italiana ripeschiamo una vecchia abitudine che si credeva desueta: la formazione di un esecutivo peggiore dell’ultimo che lo ha preceduto. Non classificato, dunque come fotocopia o “governo Renzi senza Renzi”, semplicemente peggiore. Per alcune ragioni: è parso di assistere ai vergognosi balletti della  “prima Repubblica” tra un incarico ed un altro; un lieve, quasi impercettibile spostamento di Ministero e, per chiudere in bellezza le conferme di titolari inadeguati – in primis il Ministro del Lavoro -,  mentre si  assegnava il dicastero della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca ad una maestra d’asilo priva di laurea e, financo, del conseguimento di un esame di maturità, affrontato e superato invece negli ultimi decenni dalla quasi totalità degli studenti italiani. Persino il rituale del giuramento del governo è stato triste e sottotono come mai era accaduto, forse in ossequio a queste due ultime nefandezze.

Confessiamo di essere attoniti.

Una seconda importante questione vorremmo rilevare senza stupirci se la Nazione in futuro sarà consegnata al “Movimento Cinque Stelle”. Mentre si attende il placido pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità delle legge elettorale vigente, ci si chiede per quali ragioni il partito del “AL VOTO MAI” sembra godere di nuovi ed ormai puntuali proselitismi. Registriamo peraltro una rivalutazione del “Mattarellum”, che certamente è stato, allora, abbandonato in tutta fretta, con pensiero leggero.

Siamo al punto di non ritorno e si presume che la classe politica italiana affogherà nella fanghiglia prodotta ormai da anni. Sembra, infatti, improponibile un retaggio anche minimo di ottimismo, stretti, come siamo, in una condizione internazionale assolutamente difficile: basti pensare alla Siria ed a quello scacchiere, oppure linearmente agli attacchi dell’ISIS sia pure in crisi, al crescente fastidio verso popolazioni diverse dall’Occidente, mentre si volge verso nuovi appuntamenti elettorali europei carichi di incognite. Possiamo ancora farcela?

ANDREA G. STORTI

www.democraziaedeuropa.it