La conclusione della vicenda legata alla posizione del sottosegretario Siri (Lega per Salvini) all’interno dell’esecutivo conclusasi per effetto dell’intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri che lo ha sollevato dall’incarico pone alcuni interrogativi politici tutt’altro che marginali. 
Il primo dei quali è il seguente: che governo è mai quello che si regge soltanto ed unicamente sulla occupazione del potere? Poiché di questo si tratta.
Doveva trattarsi del governo del cambiamento e, dopo un primo sforzo rivelatosi purtroppo soltanto nominale, non si registrano fatti di rilievo. L’unica certezza è stata ed è tuttora una caratterizzazione della compagine  che guida il Paese non soltanto sovranista ma, peggio,  suprematista ed ultraconservatrice. Sorprende, ma non molto, poi, un esito di riflesso: siamo ormai isolati dal resto d’Europa. Potremmo affermare: ma chi se ne importa se l’Europa è questa di oggi…… Il problema, tuttavia, è che in queste condizioni generali non avremmo titolo ad essere presenti sullo scenario continentale e che questo stato di cose minaccia di perpetrarsi indipendentemente dal risultato delle prossime elezioni di fine maggio. Non secondariamente assistiamo ad un inizio di mutamento di situazione politica in ambito europeo che ha probabilmente avuto inizio con il recente esito delle elezioni spagnole, dove il PSE inverte  una tendenza sinora parsa generalizzata e si pone nuovamente come punto di riferimento politico della situazione iberica.
Quello che notevolmente preoccupa nel caso, invece, italiano, è la continua involuzione del “Movimento Cinque Stelle” che nel tentativo, non sappiamo quanto cosciente, di recuperare consensi a sinistra dello schieramento politico rischia una devastante implosione. La linea del così detto “governismo” impersonata dalla coppia Casaleggio Jr.-Di Maio non appare più salda per effetto di un continuo trasferimento di consensi in direzione della Lega, principalmente a causa di una significativa inadeguatezza del gruppo dirigente pentastellato, ormai conclamata.
L’ormai imminente voto europeo segnerà, quindi, un passaggio in questo senso decisivo. Il “contratto” con Salvini potrebbe volgere al termine.
ANDREA G. STORTI
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