La riapertura del Parlamento nazionale coincide, per l’ennesima volta, con furibonde contestazioni. Ne sono protagonisti gli esponenti dell’opposizione politica che evidenziano la presentazione da parte della maggioranza di una apparentemente futile correzione di un dispositivo di Legge già approvato dalla competente Commissione. La materia è, tuttavia, assai delicata e riguarda, sia pure non espressamente, il finanziamento pubblico dei partiti.

Questione annosa che, ricordiamo, già chiuse un’epoca della politica italiana, la cosiddetta “prima Repubblica” nell’ormai lontano 1992. A distanza di più di vent’anni non riusciamo, invece, a chiudere definitivamente questa pessima parentesi. Infatti, in tempi più recenti una consultazione popolare referendaria stabilì che il finanziamento pubblico della politica non potesse più avvenire. Ha trovato, poi, spazio  l’espediente, poichè di questo si tratta, del finanziamento espresso sotto forma di rimborso elettorale il cui livello ha toccato vette impensabili.

Sulla spinta dell’indignazione popolare si è giunti successivamente ad un provvedimento che in senso progressivo cancella ogni forma di finanziamento pubblico, mantenendo l’eventualità di donazioni individuali e certificate da parte dei cittadini.

E’ evidente che quest’ultima posizione ha notevolmente ridotto la consistenza economico-finanziaria a disposizione di ogni raggruppamento politico , fatta eccezione per il “Movimento 5 Stelle”, che, com’è noto, non si avvale di corresponsione pubblica.

Il provvedimento legislativo approvato che dovrà, ora, passare al vaglio del Senato consente ai partiti politici di intascare complessivamente 45,5, milioni di euro; ad aggravare lo stato delle cose si è stabilito che soltanto i dipendenti dei partiti potranno fruire di una forma di cassa integrazione straordinaria, in controtendenza rispetto alla rimanente parte dei cittadini che si sono visti privare del lavoro in questi ultimi anni.

Al di là di artificiose contrapposizioni politiche, pare oltremodo difficile accettare questa nuova situazione che si sta venendo a creare.

Se si continua a parlare di privilegi di casta e disaffezione dalla politica forse qualche ragione sussiste.

ANDREA G. STORTI

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