Un nuovo, mirabolante spot del Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi: viene presentata ufficialmente la riforma della scuola italiana. Non attendevamo che questo. Non basta. Nel volgere di poche ore si dispiegano gli elementi cardine del progetto di revisione della giustizia.Nel caso della scuola, nessuna svolta epocale: vediamone singolarmente i principali punti, chiarendo che su questo argomento torneremo certamente a scrivere per identificazione professionale.

  1. Il primo elemento cardine è dato dal non più derogabile turn over che passa attraverso nuove assunzioni per sostituire 4 su 10 insegnanti che andranno in pensione tra il 2017 ed il 2022. A breve sembra prevista l’assunzione di 600 nuovi dirigenti, mentre un nuovo concorso per aspiranti insegnanti è previsto nel 2015. Dovrebbe, quindi, trattarsi già dai primi passi di una rivisitazione rivoluzionaria delle regole del gioco in una visione di lungo periodo. Sono tuttavia trascorsi, nel passato recente, anche molti anni di intervallo tra la proposizione di un concorso ed il successivo: pertanto, la ipotizzata rivoluzione avviene in quanto essa stessa sostituisce il nulla che è stato sin qui prodotto. Ancora, ci auguriamo che il prossimo concorso per dirigenti scolastici preveda modalità di svolgimento all’interno delle quali i quesiti, almeno quelli, vengano posti in maniera corretta.
  2. Per quanto concerne l’aspetto contrattuale si prevede il superamento degli attuali meccanismi di anzianità, l’obbligatorietà della formazione permanente ed incentivi economici ai docenti che, su base volontaria, offrano disponibilità oraria e dimostrino attitudini: bene, si superi pure l’anzianità a condizione che si paghi la pregressa ferma al 2011, mentre le retribuzioni sono ferme al 2009; dell’importanza della formazione continua si parla in Europa dai primi anni Duemila (Presidente della Commissione Europea: Jacques Delors !!!).
  3. Spesso, nella scuola il cammino riformistico si inceppa, arriva o quasi al punto di traguardo, oppure si ritorna al via a causa di mai sopiti bizantinismi: è il caso della ricomparsa del c.d. “organico funzionale”, buttato poco generosamente  alle ortiche qualche anno fa e del quale, ora, si sostiene la necessità del  ripristino. Trattasi della definizione delle risorse umane, in termini di docenti per ciascuna istituzione scolastica parametrato al numero delle discipline esistenti nel percorso formativo. (Oppure: tot scuole – tot insegnanti) che riconsegnerebbe in questo ambito nuova autonomia alla dirigenza scolastica.
  4. Un nuovo disegno di formazione e reclutamento dei docenti, dopo che il precedente era così nuovo da non essere ancora pienamente entrato in funzione alla data odierna.
  5. Dotazione di un miliardo di euro per stipendi e premi; sponsor privati per laboratori negli istituti tecnici; una lenta ma inesorabile privatizzazione, della quale la partecipazione esterna alla spesa scolastica è soltanto la punta dell’iceberg. Il rafforzamento delle reti di connessione fisse, quando in realtà l’Agenzia Nazionale Digitale ci dice del ritardo enorme in tema di utilizzo delle nuove tecnologie avanzate da parte dell’Italia rispetto all’Europa e nel contesto internazionale.

(SEGUE)

 

ANDREA G. STORTI

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