All’indomani dell’esito elettorale umbro ci si interroga sulle attese ulteriori.
L’evidente stato di aperta crisi del “Movimento Cinque Stelle” lanciato verso la sua dissoluzione non sembra lasciare interrogativi aperti fatta, forse, eccezione per l’Emilia Romagna dove la partita tra candidati a governatore della Regione  non ammette dubbi. Qui, centrosinistra contro centrodestra con M5S in solitaria propone sulla carta un equilibrio maggiore.
La situazione ad oggi della maggioranza parlamentare giallorossa è molto seria e le recenti dimissioni del Ministro dell’istruzione Fioramonti sono una pessima notizia; non per il personalismo che anch’esse rappresentano, ma perchè confermano due evidenti e diverse situazioni: 1) l’effettiva volontà di non investire sulla scuola; 2) lo sfacelo di ciò che è stato o voleva essere il “Movimento Cinque Stelle”. In quest’ultimo caso soltanto il  non ricorso a nuove elezioni politiche maschera il dato, ormai quasi comico, di formazione politica di maggioranza relativa.
Non ricordo governo che non abbia dichiarato la centralità della scuola nella moderna società salvo poi investire poco o nulla sulla questione, delegittimare nei fatti la funzione degli insegnanti, rendere la stessa un ambiente iperprotettivo nei confronti degli utenti, frullare le competenze, rendere il merito una questione quasi trascurabile, proclamare l’autonomia dell’istituzione senza dimostrarsi capaci di attuarla. A questo siamo, e l’orizzonte si presenta, se possibile, ancora più cupo.
Non manca che una decisione: consegnare il Paese a Salvini & Meloni. Con senso dell’ottimismo e disprezzo del pericolo si potrebbe rispondere negativamente all’ormai attuale interrogativo.
Ed allora ecco l’urgenza di costruire una nuova agenda di governo, una nuova capacità e livello di proposta, una attenzione spesso rovesciata rispetto all’incedere dei problemi, una capacità di ascolto e non la finzione di sentire. Precondizioni all’agire politico che oggi ci ha portato alla “terza Repubblica” conservando intatte le peggiori caratteristiche della prima e della seconda.
Un teatro della politica dove va in scena la più triste improvvisazione.

ANDREA G. STORTI

www.democraziaedeuropa.it