I risultati delle recenti elezioni regionali consegnano alcuni verdetti con scarse possibilità di appello. Comunque il Partito Democratico risulta vincitore, in quanto il numero dei governi acquisiti è significativo. Che sia cinque a due o sei a uno poco importa ai fini strettamente politici. Forse, tuttavia, il governo Renzi potrebbe scricchiolare, ma non si può parlare di una sconfitta del Presidente del Consiglio. Peraltro le caratteristiche con cui, ancora una volta, si segnala la minoranza del maggiore partito italiano permangono negative sia in termini di proposta politica, pressochè inesistente, come di immagine. Del resto quando un partito arriva alle carte bollate, come nel caso Bindi – De Luca, non è mai un bel segnale.

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Come c’era da attendersi scompare, di fatto, “Forza Italia” a favore di una “Lega Nord” sempre più spostata a destra dell’asse politico. Che questo significhi una nuova leadership di Matteo Salvini è assolutamente presto per dirlo e non è in ogni caso augurabile. Permengono forti dubbi sulla capacità dell’area di centro-destra di costruire una nuova classe dirigente politica e l’obiettivo appare oggi molto lontano. I frammenti di forza politica presenti con Angelino Alfano sembrano tenere al potere allo stato puro e se dovessero muoversi potrebbero causare danni non calcolabili.

Forse, qualcosa di apprezzabile potrebbe arrivare in futuro dal “Movimento Cinque Stelle” ma questo risultato sarà ottenuto nella misura in cui il peso interno del fondatore del movimento sarà meno rilevante.

Dal punto di vista territoriale è comunque chiaro come l’area politica di centro-sinistra sia, a livello di Regioni, decisamente maggioritaria: ciò dovrebbe tradursi in un positivo effetto su di un governo che si presupporrebbe qualitativo. Le ragioni per cui questo risultato è ancora atteso sono dovute al fatto che la compagine del Partito Democratico è strettamente dipendente dalla figura del Presidente del Consiglio dei Ministri. Infatti, non esiste, allo stato attuale, un gruppo dirigente d’insieme che si possa definire tale ed abbiamo ragione di ritenere che in questo senso l’attesa sarà ancora molto lunga, se non disperata. Attendiamo che almeno il governo europeo  sappia realmente interpretare i bisogni dei cittadini.

ANDREA G. STORTI

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