Il puzzle delle elezioni nei principali paesi europei inizia a comporsi.
ll risultato del primo turno delle elezioni presidenziali francesi ha visto prevalere Emmanuel Macron con il 24% dei consensi e sarà al ballottaggio del 7 maggio prossimo con Marine Le Pen, forte del 21,3% dei suffragi.
Registriamo nell’immediato la sconfitta della seconda, pur nel massimo risultato storico per la destra d’oltralpe, che, riteniamo si ripeterà tra due settimane, respingendo l’equazione attentati terroristici = prevalenza della componente politica di destra o estrema destra.
Il secondo importante elemento è costituito dalla cocente sconfitta dei Repubblicani ex UMP di Francois Fillon (al 20% dei voti) che ha trascinato il partito nella sua repentina parabola discendente, impensabile soltanto qualche mese fa.
Il terzo elemento di notevole importanza è la débâcle socialista, attesa non in queste dimensioni. Il Partito Socialista ha raccolto il 6,4 per cento; nelle elezioni scorse del 2012 il consenso attorno a Francois Hollande si era attestato al 28,6 %. Il 22,2 % in meno.
Siamo quindi di fronte ad un quadro politico stravolto dove i due tradizionali partiti di riferimento, il socialista e gli eredi del gollismo hanno un peso politico decisamente minore.
Per contro, Emmanuel Macron è riuscito nell’intento di rendere presentabile ed appetibile un centro politico che sinora non aveva trovato significativa rappresentanza; l’ultimo tentativo al riguardo del 2012 di Francois Bayrou permise loro di raccogliere il 18,6 % a fronte del 9,15 % del 2007.
Segnaliamo inoltre che mentre nelle città con più di 100mila abitanti il risultato percentuale dei due candidati che vanno al ballottaggio è pressoché lo stesso risultato ultimo finale, nella città di Parigi Marine Le Pen è fanalino di coda dei quattro principali candidati con appena il 5 % dei consensi. Una tendenza che vede misurarsi anche il voto di città contro il voto della campagna.
Su quali punti qualificanti sembra orientarsi il programma di Emmanuel Macron? Una sostanziale rifondazione dell’Europa con, al termine, un progetto di Costituzione, per esempio. Ciò dimostra che quando si vuole abbandonare in questo senso una visione esclusivamente rigorista e perdente, esso non solo è possibile ma apre scenari di più ampio respiro.

ANDREA G. STORTI

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