Nel momento in cui cade l’ipotesi di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea nei confronti del governo italiano per eccessivo debito collegato alla manovra economica 2019 e sta per chiudersi definitivamente l’iter di quest’ultima, ci sentiamo di esprimere sulla serie di misure varate alcune considerazioni prima di tutto di carattere generale.
Il primato della politica
E’ il decisore politico l’elemento caratterizzante le scelte di vita di un Paese e, pertanto non esiste che realtà diverse dalla politica possano determinare gli equilibri nazionali. Poi, politicamente una Nazione può decidere anche una cessione di sovranità: ma soltanto dopo ed in piena autonomia. Ciò a prescindere da ogni valutazione circa i singoli attori nel contesto internazionale. Nel caso specifico è altresì opportuno ricordare che l’attuale esecutivo italiano è espressione di quanto determinato dalla maggioranza dei suoi cittadini in occasione delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. E’ inoltre assai significativo non dimenticare che la composizione dell’attuale maggioranza era ed è l’unica numericamente possibile se si vuole escludere un nuovo ricorso alle urne.
Scelte fondanti
Dell’insolito contratto sottoscritto che sta alla base del governo c.d. giallo-verde, due sono le misure principali sostenute rispettivamente dalle forze politiche oggi in maggioranza: il “reddito di cittadinanza” per il M5S ed il superamento della “Legge Fornero” in tema pensionistico per la Lega. Ora, che si tratti di due misure ispirate all’equità sociale e non piu’ rinviabili mi sembra incontrovertibile; del resto lo stesso Partito Democratico nella precedente legislatura aveva promosso al riguardo iniziative analoghe (il reddito d’inclusione e l’introduzione di una forma di anticipo pensionistico, misure delle quali non entriamo qui nel merito specifico). Nessuna meraviglia, pertanto.
Certo, sussiste un problema di costi e reali coperture già evidenziato del resto nel corso dell’ ultima campagna elettorale e primaria voce di contrasto con la Commissione Europea (rapporto deficit-p.i.l. al 2,04 invece del 2,4 iniziale)
.In Italia, tuttavia, qualsiasi provvedimento abbia oggi un risvolto economico-finanziario è reso particolarmente difficile dal debito pubblico monstre che grava sul capo di ciascun italiano.
Una parte non trascurabile degli indirizzi del nuovo governo segnala comunque un cambio direzionale non disprezzabile in termini di vision politica. Una maggiore attenzione ai bisogni che i cittadini nel senso più generale  esprimono in luogo di una attenzione alle lobby finanziarie o di altra tipologia, rappresentano una novità importante nel panorama politico nazionale.
Il problema è semmai l’inadeguatezza del ceto politico che se ne fa carico. Le idee camminano sulle gambe degli uomini. Ed è qui che occorre intervenire.
Alla luce di ciò sorprende negativamente che nella manovra presentata siano del tutto assenti o quasi l’investimento primo che distingue anche qualitativamente una moderna società civile,  cioè quello in cultura ed istruzione ed in tutto ciò che può significare innovazione nei vari campi dell’agire dell’uomo.
Confidiamo di non attendere invano.
ANDREA G. STORTI
www,democraziaedeuropa.it