Riprendendo una definizione della scrittrice Oriana Fallaci ricordiamo come la guerra rappresenti la più bestiale prova di idiozia della razza terrestre. Tuttavia, siamo qui a commentare un evento bellico nel pieno dell’Europa: lo stesso ha radici lontane pur se va ricordato che la Russia, principale artefice di questa follia, è un regime autocratico pur attraversando oggi gli anni venti del duemila. L’Ucraina è, invece, una democrazia piuttosto acerba retta da un governo espressione della maggioranza della volontà popolare e -quindi- correttamente insediato.
Vladimir Putin ha sostenuto che, di fatto, l’Ucraina non è esistita se non per volontà della stessa Russia. ma, tale interpretazione non ha alcun riscontro storico.
Non solo, ma guardando agli ultimi anni dell’Unione Sovietica sono sulla scena alcuni protagonisti che si riveleranno decisivi nel tentativo di passaggio da un sistema che poggiava sul partito unico (l’U.R.S.S.) ad altro presidenzialista. In questo contesto le nazioni principalmente coinvolte erano la Russia con Boris Eltsin, Egor Gaidar e Gennadij Burbulis, l’Ucraina che il 1° dicembre 1991 tiene il referendum sull’indipendenza ed elegge Leonid Kravcuk primo Presidente, la Bielorussia con Stanislav Suskevic e, sullo sfondo, la figura di  Michail Gorbacev, unico a credere ancora ad un ruolo futuro per l’U.R.S.S.
Con il successivo accordo di Belaveza i rappresentanti di Russia, Bielorussia, Ucraina, Kazakistan sanciscono la fine dell’Unione Sovietica anche dal punto di vista giuridico.  Ricordiamo che si stava lavorando attorno ad un progetto di nuovo trattato tra le repubbliche dell’Unione che portava alla nascita della Comunità degli Stati Indipendenti (C.S.I.). Esso fu seguito nell’Agosto 1991 dal tentativo di destituzione di Gorbacev e sancì il definitivo emergere politico di Boris Eltsin, il quale negli anni indicò Vladimir Putin suo successore, dapprima in coabitazione con Dimitri Medvedev.
Appare evidente il tentativo attuale di presentare l’Ucraina come una entità territoriale del tutto marginale per la quale è sufficiente che una sola  potente nazione (la Russia) decreti unilateralmente il riconoscimento di alcune regioni appartenenti all’area geografica del DONBASS (Donetsk e Lugansk) per esercitare di fatto un dominio assoluto lungamente cercato in precedenza. L’incalzante tentativo ucraino  di collocarsi sotto l’ombrello NATO ha notevolmente acuito il contrasto tra quest’ultima e la Russia, ma la paventata pericolosa vicinanza territoriale tra la Nato e la Russia tramite l’Ucraina non é una realtà fattuale.
In tutto questo si evoca la pace. Ma cosa é mai questa se si tratta sotto le bombe e L’Unione Europea ed i singoli Paesi, la Nato, le democrazie del pianeta continuano a produrre e commerciare armi?

ANDREA G. STORTI

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