In questo primo scorcio di Ottobre siamo avvolti da un dubbio politico di grande spessore. Il ventennio di Silvio Berlusconi è finito?

L’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri ha già risposto positivamente. Noi saremmo più prudenti. Dopo il flop dell’ultimo tentativo di crisi di governo si tende, da parte governativa, ad indulgere verso un ottimismo non soltanto di maniera. Giustificato? Non sembra.

Primo: la situazione nazionale economica non presenta miglioramenti significativi ed il prossimo varo della Legge di stabilità non sarà certo operazione rivoluzionaria, pare anzi piuttosto sbiadita.  Secondo: il corollario europeo si caratterizza per una conferma della politica del rigore senza aggiustamento alcuno, per cui i potentati consueti imporranno, ancora una volta, il rispetto di condizioni che andrebbero rivisitate e riviste.Terzo: la complessiva situazione sociale tiene per il massiccio ricorso alla cassa integrazione formalmente diminuita e per l’azione di supporto generazionale, in particolare a favore dei giovani il cui livello di disoccupazione ha superato, in Italia, il quaranta per cento. Quarto: la società nell’insieme, offuscata da queste condizioni, si ripiega su se stessa come una vela in balia del vento e non pone i valori di impegno, forza e solidarietà al centro della propria azione. Queste tre direttrici dovrebbero rappresentare l’essenza dell’agire politico. Tuttavia, le forze di governo passano dal continuo rinvio al nulla, ciò che rimane insegue un problema di decadenza soggettiva e pertanto, insignificante,  oppure rischia di infrangersi su di un conflitto interno, e quest’ultima condizione vale per tutti, nessuno escluso.

Una volta presentati i problemi economici, la bussola politica vira ancora una volta su Silvio Berlusconi. E’ mai possibile?

L’attore ancora principale non lascerà facilmente la scena, neanche di fronte ad intemperanze del pubblico. E’, forse, non sbagliato pensare che tenterà , a breve, di portarci a nuove elezioni. A lui, in fondo, nulla importa dell’interesse generale. Nel contempo, Re Giorgio sta perdendo visibilmente colpi nella convinzione effettiva di sorreggere ciò che da Febbraio ad oggi si è autodisintegrato.

ANDREA G. STORTI

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